A Como, per non dispiacere ai bambini stranieri, hanno cambiato la canzoncina di Natale: hanno cancellato Gesù e l’hanno sostituito con la parola “virtù”. A Magenta (MI) invece Gesù ha lasciato il posto a “è festa lo sai tu”. Un po’ più lunga ma che importa? Fa sempre rima. A Treviso dentro la capanna, sotto la stella cometa, nella notte santa hanno fatto nascere Cappuccetto Rosso, fa fine e non impegna. Soprattutto non disturba i bambini musulmani. I presepi sono stati vietati a intermittenza un po’ in tutte le scuole della penisola, da Genova a Roma, da Bari a Bolzano. A Castelfranco Emilia (MO), hanno proibito le recite, a Vicenza hanno contestato il concorso per il presepio più bello, a Roma ne hanno allestito uno con la capanna, pecore, lavandaie e pastorelli, ma senza la Sacra Famiglia, evidentemente disturbava. A Cagliari hanno cancellato dal Natale Gesù Bambino: l’hanno sostituito con un personaggio di fantasia. Cappuccetto Rosso? No, quello era già impegnato a Treviso. Si sono inventati Mago Natale. Mago Natale? E perché non il Mago Otelma? O il Mago do Nascimiento? O la Vista Teresa? O Tiraemolla? Ma si, è lo stesso: in principio fu il verbo, poi venne il fumetto. Purchè non siano i Tre Porcellini che, pure quelli, offendono i musulmani.


Ma vi pare possibile? Va bene l’ideologicamente corretto, ma per quale motivo dobbiamo rinunciare a insegnare le nostre tradizioni, le nostre radici, la fede di nostri padri? Per non turbare i bambini islamici? Per non disturbare la quiete musulmana? Fateci caso se durante la Quaresima alla mensa scolastica se provate a servire pesce il venerdi, c’è subito qualche mamma che scatena la polemica contro il “bigottismo”. Magari la stessa mamma che insorge per rivendicare il diritto del musulmano di non avere nel piatto una porzione di prosciutto. Le tradizioni vanno seguite solo sulla strada del Corano? E perchè? Da qualche tempo a scuola è tutto un fiorire di mielosa integrazione. Ci sono i menù etnici, i percorsi interculturali, kebab, cous cous e melting pot gastronomico, più o meno digeribile, approfondimenti tematici e studi comparati. Motivazione: bisogna conoscere le radici altrui. Perfetto. Ma quando la provincia di Bolzano nella primavera 2008 approva una legge che dà, come indirizzo educativo alle scuole, “la diffusione e il rafforzamento del pensiero e della cultura europea, fondata su radici cristiane”, scoppia una mezza insurrezione. Qualcuno accusa il presidente Durnwalder di attentare alla costituzione, lo scrittore Sebastiano Vassalli tira in ballo la “cultura della controriforma”. Dunque se capiamo bene: a scuola si possono studiare tradizioni e radici culturali. Ma solo se non sono le nostre. Vi stupisce? Macché.

A Torino, in una scuola, trasformano il Natale nella “festa della luce”. A Viareggio (LU) avevano pensato di sostituire il brano natalizio “Tu scendi dalle stelle” con “Stella” di Antonello Venditti. A Ravenna il presepe viene praticamente bandito da tutte le scuole comunali. I primi a stupirsene sono gli stessi musulmani: “perchè lo fate?”chiedono. Infatti a Desio (MI), dove per poter partecipare al concorso di presepi organizzato dal comune, la scuola si sente in dovere di chiedere il permesso agli islamici, questi ultimi lo rilasciano senza problemi. Eppure l’equivoco persiste. A Firenze, scuola elementare Villani, la maestra chiede ai bambini un disegno sul Natale. “Posso fare Gesù Bambino?” chiede un alunno. E lei inorridita: “no, altrimenti offendi i tuoi compagni musulmani”. Non è vero, i musulmani non si sentono offesi. A tal punto che, fra un po’ finirà che il 25 dicembre faremo i disegni di Maometto Bambino……

Ormai è stata certificata la cancellazione del presepe da almeno quattro scuole milanesi su dieci. A Drezzo (CO), avevamo addirittura messo sotto accusa il sindaco che si era presentato nelle classi vestito da Babbo Natale: “Ha tradito lo spirito laico”. Spirito laico? A Natale? Ma si deve essere quello che si respira a Roma, alla scuola Carlo Pisacane, dove il presepe è stato sostituito da una specie di “villaggio globale”: dentro c’è un po’ di tutto, dal minareto alle donne con il burqa. Manca solo Gesù. Per non dire dell’ingresso a scuola in occasione delle festività di un sacerdote. Per carità, cacciatelo via, disperazione dell’anima mia! Tra un po’ anche solo darsi “Buon Natale” sarà pericoloso. Meglio “Buone Feste”, è più neutro. Nel frattempo i cristiani diventeranno carbonari, come profetizza Marcello D’Orta, il maestro di “Io speriamo che me la cavo”. Nella sua Napoli, del resto, una scuola ha già annunciato: macchè Natale, noi festeggeremo il capodanno cinese….
Deve essere questo il nostro destino, se si arriva al paradosso di un testo scolastico per elementari che dedica sei pagine al Natale relegando in una noticina, in ultima pagina, il fatto che ci si riferisca “al giorno della nascita di Gesù”, senza peraltro dire nulla a proposito di questo misterioso personaggio.

Cristo, chi era costui? Il manuale riserva molto spazio alla festa: si parla degli usi e costumi con cui si fanno bagordi in Australia e Norvegia, dei biscotti di pan pepato e zenzero, le tradizioni gastronomiche e i biglietti di auguri, la poesia di Umberto Saba sulla neve che imbianca i campi e la leggenda dei bambini che soffiando fanno tornare i fiocchi in cielo. Ma perchè milioni di persone festeggiano? Chi legge “Tutti insieme a scuola allegra” di Laura Valdiserra non lo saprà mai. Pazienza, però. Potrà consolarsi con la torta natalizia britannica che, nelle pagine dedicate al Natale, finisce per occupare molto più spazio della nascita di Gesù. Si chiama Christmas pudding. E’ molto dolce, eppure così amaro….

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