I canti in coro viaggiano attraverso il tempo. Il Coro è la forma forse più antica di musica d’insieme che sia mai esistita, e da sempre rappresenta per una collettività la possibilità più immediata di fare musica. La formazione corale è una dimensione ricca, elaborata, profonda di comunicazione e di ascolto, dove i destini si uniscono per il tempo limitato dello spazio musicale, sospeso dalla quotidianità; è una forma di disciplina che insegna una sapienza della convivenza attraverso l’arte dell’ascolto, del respiro, del rispetto degli ingressi delle varie voci, e del silenzio come attesa vitale e dosata, e di positiva di partecipazione. È un gruppo che si riconosce e si dà uno scopo unico di elaborazione e di passaggio di informazioni, superando le barriere di età, di esperienze di vita e di cultura.

Molte tradizioni popolari contemplano il passaggio dei codici attraverso il canto collettivo, spesso femminile. Nella tradizione orale afroamericana i racconti e l’eredità culturale attraversano il tempo su un ricco sostrato culturale di suoni che, entrando nell’anima, rendono coloro che cantano responsabili delle storie che hanno acquisito attraverso la musica. I canti viaggiano attraverso il tempo, veicolando idee, storie e fatti, prese di posizione sociali e visioni del mondo che vengono regalate da una generazione all’altra, nel contesto magico del canto collettivo.

L’organico del coro. Il numero di voci che formano il coro non è standard, ma varia a seconda delle esigenze. Per esempio, la cappella papale aveva 10 cantori nel 1394 e 36 nel 1624, suddivisi nei diversi registri. Tipiche della formazione corale sono le voci di Soprano e Contralto, e di Tenore e Basso, mentre di minor impiego nel repertorio classico sono quelle di Mezzosoprano e Baritono. Il coro di voci bianche è quello formato dalle voci dei bambini, che si distinguono in soprani e contralti a seconda della loro estensione vocale. Ai registri femminili e alle voci bianche appartennero in passato anche cantanti maschi, i cosiddetti contraltisti che cantavano in falsetto, e gli evirati o castrati, a loro volta distinti in sopranisti e contraltisti a seconda dell’estensione della loro voce. Il coro è a voci pari quando comprende voci solo di un tipo, maschili o femminili o di bambini; quando le voci sono combinate insieme avremo un coro a voci dispari o misto.

Le diverse modalità del canto collettivo. Il coro ha una grande ricchezza di repertorio, che abbraccia tutte le culture e tutte le epoche, e diverse possibilità di rappresentazione. Innanzitutto può presentarsi con o senza accompagnamento strumentale: dal rinascimento si usa definire a cappella il coro di sole voci, e concertante il coro che unisce la parte strumentale: esecuzioni prive di accompagnamento strumentale sono ad esempio il canto gregoriano e il gospel, mentre tipiche esecuzioni con accompagnamento le troviamo nelle Opere Liriche, o negli Oratori. Quando tutte le voci cantano una sola linea melodica, anche se a ottave differenti, il coro è monodico, o eterofonico se è nell’ambito della musica di tradizione popolare, dove si contemplano varianti melodiche e scarti di intonazione tra una voce e l’altra; quando invece le voci cantano più linee melodiche contemporaneamente il coro è polifonico. Viene detto a 1, 2, 3, 4, 5 voci ecc. non in relazione al numero dei componenti ma in riferimento al numero delle linee melodiche o parti di cui consta la composizione. Se un coro invece di cantare ‘parla’ o emette ‘fonemi’ abbiamo il coro parlato. Ma può anche intonare una melodia senza le parole, o a bocca chiusa: l’effetto è molto suggestivo e celebre esempio è il coro a bocca chiusa della Madama Butterfly di Puccini.

Coro: quando.
I bambini possono iniziare a cantare in coro molto presto. Non sarà per loro solo un bel gioco dal risultato esaltante, ma ricoprirà un ruolo molto preciso nella loro formazione psicologica e culturale. Vocalmente la musica si esprime nel canto costruito su linee melodiche, ma anche il linguaggio ha un suo andamento melodico, chiamato prosodia. Esistono delle affinità tra la poesia, con i suoi elementi ritmici e melodici, e la musica; ambedue si presentano lineari, ma la musica si avvale di due piani contemporaneamente: quello orizzontale (melodia) e quello verticale (se consideriamo il canto a più voci). Troviamo quindi sommati nel canto il linguaggio, la melodia e l’armonia.

I perché del coro.
L’ esecuzione corale richiede diversi requisiti: precisione nell’attacco, esattezza dell’intonazione, precisione ritmica, chiara pronuncia delle parole, partecipazione espressiva, e quando c’è, capacità di seguire il direttore, con i suoi gesti e le sue indicazioni. Questo viene garantito da un percorso di apprendimento che riguarda tre aspetti: l’aspetto fisico, lo sviluppo delle capacità cognitive e dell’apprendimento – concentrazione, memoria e attenzione-, e la musicalità. Il canto nell’aspetto fisico coinvolge la postura e la respirazione, si prevedono esercizi di rilassamento e coscienza corporei e momenti di delicata attenzione al fiato, per migliorarne la durata, la qualità, la capacità di mettere in relazione la presa di fiato con il fraseggio musicale. La voce viene preparata tramite esercizi di riscaldamento vocale e di intonazione, in modo che il bambino emetta senza sforzo e canti nel giusta estensione, che verrà ampliata in modo armonico. Questo gli consentirà anche di parlare correttamente, o di compensare aspetti di affaticamento vocale che possono riscontrarsi in alcuni casi. La cura dell’intonazione è un fulcro importante dell’attività: i bambini naturalmente intonati porteranno a livello di coscienza la propria capacità, mentre quelli con più difficoltà supereranno in modo spontaneo e indolore la fase di incertezza dell’intonazione. I bambini vengono allenati gradualmente a riprodurre correttamente fraseggi via via più complessi, sviluppando in questo modo le capacità della memoria e dell’orecchio interno: saranno quindi facilitati nella lettura mentale; l’abitudine a muoversi liberamente nell’incastro delle voci, prestando la giusta attenzione ai diversi fraseggi, garantirà anche una più ampia capacità di ascolto e di ricezione nella vita quotidiana. Non ultima è l’attenzione rivolta al linguaggio: il bambino deve comprendere chiaramente il testo che sta cantando e pronunciarne correttamente le parole; provvedendo inoltre a spiegare quelle che risultano poco comprensibili si contribuirà notevolmente all’arricchimento del suo vocabolario.

Manuela Garroni

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